
sono anni che non acquisto un dentifricio Aquafresh. da quando inventarono il dispenser praticamente.
in ogni caso mi dava l'impressione di un dentifricio tutta schiuma e poca pulizia, un po' fuori moda tra l'altro, con quelle tre righe colorate nella pasta.
poi ieri all'Esselunga ho visto questo packaging e mi sono innamorata.
E' trasparente, vedete! non è di cartone, è di plastica... perchè non ci hanno pensato prima?
E' perfetto per trasmettere una sensazione di pulizia e freschezza cristallina. Pur sforzandomi di fare un acquisto razionale, soprattutto per il mio portafoglio,
ormai ero già vittima del fascino subliminale del packaging. E l'ho comprato.
per fortuna poi il dentifricio non è niente male e confesso anche di aver buttato il precedente dentifricio, non ancora completamente esaurito, per poter usare questo tutti i giorni.
una mia compagna di master ha detto che sono Rosa Luxemburg. era un giochino in cui ognuno di noi doveva associare una parola, colore o nome a tutti gli altri compagni di master, qualcosa che li identificasse. sono stata definita:
defilata, scientifica, riflessiva, da scoprire, particolare, indie, organizzatrice web, decisa, razionale, impassibile, organizzatrice, Lucrezia, malinconica, digitale, rosso vodafone, competente, internettista, blog, mediatica, poco accessibile, tecnologica, pop, scarlatta, attenta.
e tutti hanno visto qualcosa di assolutamente VERO.
ma lei ha detto Inga è 'Rosa Luxemburg'.
sono una giovane ebrea rivoluzionaria?
paladina della classe operaia? divulgatrice di karl marx?
io??!
Ohhh che bello scrivere svaccati sul letto!
A milano oggi si poteva girare in maniche corte da tanto faceva caldo. Io odio pesantemente queste giornate! A meno che, certo, non sia sapientemente vestita a strati sbucciabili, ma ormai non è più sufficiente perchè comunque anche una volta che sei rimasta in maniche corte ti rimane la scomodità di portarti appresso tutto il resto del vestiario, e, soprattutto il cappotto!
Non vedo l’ora di andare a londra! Là sicuramente non avrò questi problemi e potrò tranquillamente bere thè caldo, mettere i guanti, prendere il mal di testa da umidità... magari mettere anche la sciarpa!!! Ah, ci vorrebbe una faccina sognante a questo punto. Beh immaginatela...
Insomma sto nella mia cameretta, addossata al mio ‘cuscinone lussurioso’ (come è stato definito da Paul’s Boutique) e mi rilasso un po’ dopo una bella giornata di ammore globale passata al poli.
Si, oggi l’atmosfera è stata decisamente diversa. Abbiamo parlato di coscienza di sè, logiche di gruppo e altre cosettine di psicologia sociale (che mi ricordavo un pò più di Watzlavich) e poi tanti giochini di gruppo sulla fiducia, la conoscenza dell’altro, l’ascolto eccetera. Cose da fare in cerchio, a coppie, scambio di partners... Insomma a fine giornata l’atmosfera era molto carica del tipo ‘yeahh fratello che figata sta storia della comunicazione, dai cooperiamo, ascoltiamoci reciprocamente, diamoci la mano, non abbattiamoci di fronte alle difficoltà, uniamo le nostre diversità!’ ecco se qualcuno avesse passato la canna tutto sarebbe stato perfettamente comprensibile. Invece è passato un foglio che raccoglieva i numeri di telefono, mail e indirizzi di tutti. Visto che l’idea è stata di un ometto, credo sia stato solo un pretesto x raccogliere i numeri delle masterine da broccolare. Come fa ad uscirmi questa diffidenza dopo una giornata del genere? Mah, la mia reazione cinica deve comunque esserci e che cazzo! Questo è il mondo reale!
A quanto pare tutti hanno per ora un obiettivo (quasi un pallino direi io) fisso, cioè fare in modo che siamo tutti amici e viceversa cercare di essere amici di tutti.
È bellissima questa cosa.
Forse per la prima volta sento che potrebbe realizzarsi sul serio questo nostro desiderio di creare una comune pacifica ed armonica. Alle medie non avevamo un cervello abbastanza sviluppato per concepire questo concetto; alle superiori gli ormoni pensavano per noi e ci facevano dimenticare in un baleno che esistessero delle entità chiamate amici; all’università forse ci si trascinava ancora dietro qualche strascico di delusione delle superiori e poi socializzare con un largo gruppo probabilmente non è stata un’esperienza che molti sono riusciti a fare (io si per fortuna). Ora qui al master arriviamo con tanti buoni propositi, sappiamo di avere ora la testa per far andar bene le cose, sappiamo dove abbiamo sbagliato in passato e vogliamo creare un gruppo come l’abbiamo sempre sognato. Il fatto che ci crediamo è una cosa che mi carica tantissimo.
La prof oggi ci ha chiesto di ‘regalare qualcosa al gruppo’. Io ho regalato la mia lista di buoni propositi, in work in progress, da completare a 48 mani.